Difficile non iniziare da un nome: Beatrice.
Difficile non iniziare a raccontarVi dei suoi occhi spalancati e scuri che hanno aperto lo sguardo in una caldissima giornata di fine Agosto.
Impossibile non raccontarVi che attraverso i suoi occhi come fari, abbiamo ritrovato la rotta.
Nacque  in un momento di confusione, di silenzio, Bea ci seppe parlare.
Ci raccontò di un mondo diverso fatto di semplicità.
Ci disse che dovevamo ritornare alla terra per riscoprire cose che avevamo perso.
Che le nostre colline erano quella terra; che i nostri campi erano la nostra storia.

Ascoltammo il flusso delle stagioni, e imparammo a nutrirci della bellezza dei nostri paesaggi, impegnandoci a creargli una strada di fiori e pensare al futuro di tutti i nostri figli per lasciargli in eredità un mondo migliore.

E così che con lei abbiamo ritrovato il tempo, quello vero.
Siamo andati lì dove suo nonno “Italo” dedicava ogni minuto e ogni momento della sua incredibile e instancabile vita.
Era un semplice agricoltore, e oggi per noi semplicità vuol dire felicità e a lui dobbiamo tutto il nostro futuro.
La nostra felicità sta nelle piccolissime cose, quelle cose autentiche, vere, che ci riempiono e ci incoraggiano.
Coltiviamo il valore delle nostre scelte radicate profondamente nella terra ma alte e impavide come il nostro grano che con la sua farina eletta ha sfamato la nostra memoria il nostro ricordo.

Benvenuti in Sanabea!