“Se un t’ dumann andò si nat,
tu li rispunn ‘ngop a na cullin,
andò u gargan fa da sentinell,
e la maiell mena l’aria fina.
A chievt c’ sta lu mar azzurrin,
e li campagn bel che t’ fann recrià”

Non ci sarebbe Sanabea se non ci fosse Chieuti. Sanabea è Chieuti e Chieuti è Sanabea!

Un meraviglioso gioco di riflessi speculari che vogliamo fortemente propagare.
Il nostro territorio è la culla della nostra attività che essendo vocata al Biologico si nutre solo ed esclusivamente di ciò che madre Natura ci dona.
Il sole che illumina e riscalda gran parte del nostro anno, il vento che ci ricorda quanto sia imponente il potere della natura ed un mare meraviglioso che ci dona aria salmastra e forte coraggio.
Viviamo in una terra generosa, ci permette oggi di avere una materia prima di grandissima qualità.

Ma dov’è Chieuti? E cos’è per noi?

Chieuti è da sempre la nostra scommessa, il nostro scrigno di tesori.
Consideriamo il nostro paese come una delle più importanti risorse per il futuro e vogliamo tutelarlo, vogliamo valorizzarlo.
Siamo a 221 m s.l.m. su un colle non distante dal mare Adriatico, limitato a nord dal torrente Saccione e a sud dal fiume Fortore, Il territorio chieutino comprende l’area dove sorse l’antica città di  Cliternia Frentana , distrutta dai Goti nel 495 d.C.
Tra il 1461 e il 1470 vi si stabilì una numerosa comunità di albanesi, giunti in Puglia al seguito del condottiero albanese Giorgio Castriota Skanderbeg, condottiero albanese intervenuto a sostegno di Ferrante I d’Aragona contro Giovanni d’Angiò.
Nel 1464 il sovrano aragonese per ricompensare l’albanese delle vittorie portate a termine negli anni precedenti, gli concesse vari feudi in Capitanata.
L’impronta albanese è tuttora viva nella lingua e nella nostra cultura locale.
In età moderna fu feudo delle famiglie  Carafa , de Guevara, Gonzaga, d’Avalos e Maresca e degli Albanesi oltre le nostre origini ci rimane la tenacia e la forza coraggiosa di chi porta a termine battaglie senza esitazioni.

I Chieutini: gente semplice, ma non scontata!
Un po’ artisti, un po’ fatalisti.

Ascoltano da sempre il ritmo della natura, seguono il cambiare del vento, il maestrale che ci identifica, lo scirocco che ci visita.
Vivono il rintocco degli anni avendo come personale capodanno il 23 Aprile di ogni anno.
Un giorno lungo un intero anno.
E’ il giorno di San Giorgio. Il protettore del nostro paese.
E’ La festa delle feste, quella che unisce in preghiera un popolo fatto di contadini, professionisti, istituzioni e la natura.
I festeggiamenti iniziano il 21 di Aprile con l’entrata dell’Alloro, segue il 22 di Aprile con la tradizionale Corsa dei Carri e si conclude con la festa del 23 in onore del nostro Santo Giorgio Cavaliere Combattente di Cristo.

Siamo un popolo fiero, cresciuto ai confini, con il Gargano e la Maiella ad insegnarci pazienza e coraggio.
E noi di Sanabea impariamo da questa gente. La nostra.
Quella che c’era e che c’è nel ricordo del proprio operato.
Impariamo da Italo e il suo grande amore per la terra benedetta nonostante le difficoltà.
Impariamo dal maestro Antonio da dove veniamo e chi siamo; impariamo da Margherita l’abilità di ammassare il pane e da nonna “Angiulina” l’abilità di fare la pasta.
Impariamo da Mario la voglia instancabile di rimanere accanto alla propria gente aiutandola e servendola.
Impariamo da Salvatore la coerenza di una divisa e da Domenico l’importanza della politica buona a servizio della comunità.
Impariamo da Valentina e il suo talento nel liberare forme e creatività e da Angela che da sempre è la nostra colonna sonora Arberesh.
Impariamo da Giorgio agricoltore per passione e da Roberto eclettico artista letterato.
Impareremo da chi ama la propria terra tanto da donarle insegnamento e memoria. Siamo attenti
osservatori di una realtà bella, quella che crede nel buono nel bello nel vero.
Siamo consapevoli che dentro ad ogni gesto ad ogni azione sta il passo verso il proprio destino.